Otto Ore

Negli ultimi sei mesi ho trascurato il mio blog per un valido motivo: mi sono preso del tempo per portare a termine il mio primo romanzo. Ho voluto dannarmi fino all’ultimo per perfezionarlo minuziosamente, come se fosse una scultura da mostrare con fierezza.  Otto Ore sarà presentato in anteprima il 17 dicembre 2016 e sarà pubblicato a fine gennaio 2017. Dopo 260 pagine e 61.200 parole l’emozione è veramente grande, per questo motivo ho deciso di anticipare in questo post la sinossi e la intro del libro.

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SINOSSI

“La monotona vita di Daniele viene scossa dal ricevimento di una lettera anonima,  nella cui busta trova un biglietto aereo per Londra e l’invito ad una misteriosa festa nel quartiere di Covent Garden. Il ragazzo parte con tante titubanze per la capitale inglese,  scoprendo ogni ora trascorsa nella sfarzosa villa Zero Hall  un nuovo dettaglio sull’identità del mittente, avvicinandosi lentamente alla verità. Otto Ore è il racconto di una notte lunghissima, dove Daniele si ferma a rispolverare la scatola di alcuni ricordi del passato, a toccare con la mente le cicatrici del cuore, a riscoprire la reale natura dei suoi sentimenti assopiti.”

INTRO (CAPITOLO ZERO)

Credo che ognuno di noi sia legato ad un’altra persona da un filo, che nel tempo tratta diversamente con le proprie azioni. Può ingarbugliarlo e disordinarne la matassa. Può mollarlo per allontanarsi, o tirarlo con forza per avvicinarsi. Non è facile capire se le due estremità di quel filo un giorno riusciranno ad annodarsi, ma a volte si può individuare un legame che riuscirà a resistere maggiormente, quello che non si spezzerà per nessuna ragione al mondo. Mi sento stupido a parlarne proprio io. Io che un legame così speciale lo avevo trovato. Sono ancora qui, mi nutro di solitudine e musica, consumo questi momenti a casa.

Una notte può mettere in pausa un’intera vita?

Quel breve ma intenso viaggio mi aveva fatto sedere su un’altalena di pensieri. Un lento e stancante dondolio tra il passato e il futuro, un cigolio di ricordi e di rimpianti. È come se avessi al centro della testa una calamita che attira i flashback vissuti dieci giorni fa. Non riesco ad andare avanti, sono fermo a quelle otto ore del 7 dicembre. La temperatura fuori al terrazzo è mite mentre sorseggio del Chianti. Ammiro la luna e il suo bagliore tinto di miele, noto una stella più lucente delle altre sul tappeto buio del cielo. Il sapore del vino tiepida lentamente il mio stress emotivo. Mi accomodo sulla poltrona di vimini, distendo le gambe e mi lascio riscaldare dal tepore della stufa a fungo. Avverto qualcosa nell’aria che sta dissipando le mie paure. Bisogna combattere per poter dire di essere sconfitti. Forse domani si sveglierà il coraggio e dirà qualcosa sottovoce alla speranza, così finalmente passerò all’azione. Nel frattempo ho deciso di raccontare la storia di cui sono stato protagonista, ripercorrendo tutte le parole, i fatti e le emozioni che mi hanno inchiodato a questo malessere. Questo percorso mi aiuterà a capire meglio quanti pezzi del destino ho smarrito, come completare il puzzle che è rimasto sparso troppo a lungo sul pavimento del mio cuore. Perché nella mia anima non vedo più colori, ti sei portata via la tavolozza dei nostri giorni. Perché inspiegabilmente ogni volta che chiudo gli occhi, il buio ha un pulviscolo di luce e quella traccia così rara sei proprio tu. Perché c’è un pianeta inesplorato che ci aspetta, ma la sua atmosfera esiste solo con i nostri respiri.

 

 

 

 

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