Frame

Ho accettato questa missione per allontanarmi completamente dal mondo. Mi trovo in una dimensione nuova, un rifugio dove assentarsi, un’occasione per dimenticare te e tutto il resto. Trascorro il tempo con il mio equipaggio, un gruppo misto di sei persone conosciute qualche settimana fa. Le giornate sono come delle repliche: studi e rapporti sull’universo, perlustrazioni in tuta spaziale e casco di policarbonato trasparente, briefing con la base di controllo, cibi precotti e disidratati. 

La mente occupata è la formula vincente per distrarsi, anche se riesci a infilarti nei piccolissimi angoli che lascio aperti tra un attività e l’altra. Fino a riempirla, quando la notte dilaga sulla galassia e il brillare delle stelle è irresistibile. Tutti dormono e io resto a fissare un obló della stazione spaziale. Qui purtroppo non ci sono alcolici. Ascolto la musica, nessuna canzone d’amore. Il pianeta è una splendida sfera luminosa che regna sull’oscurità dell’universo. La bellezza di questa visione è la realtá che ogni astronauta sogna di poter raccontare. Mi crederebbero se dichiarassi alla stampa che preferisco ammirare te?

 earth_and_its_horizon_seen_through_the_windows_in_cupola

C’è una scienziata bionda che non risparmia battute maliziose e che spesso flirta con me quando siamo soli: credo che voglia convincermi ad avere con lei il primo rapporto sessuale in orbita. Anche se sono affascinato dalle sue curve e dalla possibilità di essere ricordato tra le pagine di Wikipedia, le ho spiegato che ci sei ancora tu a fare ombra sul mio cuore. Mi ha proposto di sottopormi a un suo esperimento, esordendo con questa domanda:

“Hai mai creato una sequenza di immagini nella tua mente capace di emozionarti in quello stesso istante?”

Ho scosso la testa, disorientato. Mi ha invitato a seguirla. Mi ha aperto la porta della sua Tranquillity, unica area dove è permesso avere un po’ di privacy, poi mi ha collegato dei magneti alle tempie, i cui fili terminavano direttamente a un ingresso del suo notebook. Mi ha chiesto di rilassarmi: quello schermo davanti a lei era la lente dei miei pensieri.

 “Ci sono gesti che segnano la differenza tra il comune e il particolare, movimenti che a tutti sembrano normali ma che a te risultano speciali. È proprio nei piccoli dettagli che ci accorgiamo quanto una persona possa essere l’unica fra tante. Rilassati. Ricordala…”

Ho provato a lasciarmi andare e ho visto scorrere nuvole di noi.

Il tuo sguardo che riflette un raggio di sole al mattino e colora l’iride di luce. La scia del tuo profumo quando apro la porta del ristorante, lasciandoti passare con galanteria prima di me. Il tuo viso prima che le nostre labbra si uniscono in un bacio. La curva del tuo sorriso se ti faccio un complimento. I tuoi passi svelti verso la mia macchina quando ti aspetto col motore spento sotto casa. Il tuo mento che arretra tra i sospiri dei nostri corpi uniti. La tua abitudine scherzosa di spettinarmi. Il tuo buongiorno dolce e assonnato al telefono. La tua premura nel coprirmi quando sono nudo accanto a te. Le liti buffe davanti al cameriere del solito bar, per decidere chi pagherà il caffè quel giorno. Io che ti sistemo il cuscino dietro alla testa per farti stare più comoda mentre ti dedico la mia passione. Le strofe intonate delle mie canzoni preferite che adesso piacciono anche a te. Le ciocche dei tuoi capelli che si impigliano sotto il mio braccio mentre vediamo un film. La ricerca al buio dei vestiti sparsi sul parquet quando dobbiamo rivestirci. La tua impazienza di attraversare se mi trovo dall’altra parte della strada. Il mio sorriso che si apre dopo una tua battuta. La tua mano nella tasca del mio parka se il freddo è severo. Il tuo profilo sul mio torace quando restiamo a parlare sottovoce dopo aver fatto l’amore. Le passeggiate al sole senza staccare mai le nostre dita incrociate. L’espressione delusa che fai quando non mi accorgo del tuo nuovo completo intimo, perché sono impaziente di spogliarti. Il tuo naso raffreddato, coperto dal fazzoletto che hai sempre con te. I tuoi morsi improvvisi e giocosi. L’impatto dei nostri forti abbracci con l’eco dei nostri respiri. La traccia delle mie labbra calde sulle lentiggini delle tue spalle scoperte. I tuoi occhi lucidi quando ti chiedo che ne sarà di noi. La tua guancia che si inclina sul palmo della mia mano se ti faccio una carezza. Il tuo silenzio davanti alle mie parole.

Non chiedermi come ha fatto, ma in pochi minuti la scienziata bionda ha centrifugato tutti quei frame prodotti dal mio cervello, ottenendo un codice alfanumerico. Ha poi inserito quest’ultimo in un programma sperimentale da lei creato, fino a scrivere una ricetta: diciotto gocce composte da psicofarmaci e sostanze allucinogene. Il giorno dopo si è messa a lavoro e mi ha fatto trovare una piccola busta da bucare con una cannuccia.

Antidoto o veleno? Cancellala dalla tua mente per tornare a essere chi eri prima di conoscerla. Cosí recita il biglietto che accompagna questo siero. 

E adesso sono qui e ho paura come te. Sono indeciso come te. Se butto giú questo miscuglio liquido scomparirai. Riuscirò finalmente a non pensarti più. Non mi mancherai più. 

Sei uscita stasera? Parli di me alle tue amiche? Hai messo il vestito che ti ho regalato? Il tuo rossetto è sbavato? Ti scrivi con un altro? Sei felice adesso? 

Non voglio sapere. Non voglio immaginare. Sono senza equilibrio. Comincio a succhiare la linfa nera. Ti sto uccidendo virtualmente. E mentre lo faccio verso lacrime che si condensano e non si disperdono, l’assenza di gravità impedisce loro di scendere. Passo in rassegna gli ultimi secondi dei nostri momenti prima di spegnere quel fuoco e ridurlo in cenere. Tra poco sarà tutto finito.

Che strano, amore. Siamo distanti migliaia di chilometri dal pianeta Terra, incaricati di studiare lo Spazio, trovare dati utili a creare nuove tecnologie, a garantirci un futuro migliore. Eppure non mi sento parte di tutto questo, perchè so che il mio futuro ideale resteresti comunque tu. 

Credo che in qualsiasi posto mi troverò, se ci rincontreremo ancora, mi fermerò a guardarti e mi innamorerò nuovamente di te. Come quella sera d’estate che indossavi quel vestito bianco, avevi la pelle abbronzata e stringevi tra le mani un super alcolico.

La Stazione orbita attorno alla Terra ogni 90 minuti, tra il 57° parallelo Nord e il 57° parallelo Sud. Continuerò a vivere ogni giorno 16 albe e 16 tramonti, ma da domani non soffrirò più la tua assenza. Sai dove trovarmi. E l’unica possibilità per riavermi è venire a cercarmi. 

 

 

 

 

 

 

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