Nascondiglio

Schiena sul letto, occhi al soffitto, buio naturale, luce artificiale. Mi stai sognando? Il cuore è stirato, l’anima spiegazzata. Ho finito i consigli per due che come noi disubbidiscono continuamente alla ragione. Un epilogo che poi è un’introduzione, una parabola che da ascendente diventa discendente. Ciò che potremmo essere, cosa potremmo fare insieme, dove andremmo in macchina. Possibilità senza alcuna certezza. Il tuo respiro addormentato scandisce i secondi di questa stanza coi nostri vestiti sul pavimento.

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Ricordo ancora quel giorno di sole fuori al ristorante. Mi ero seduto su una panchina poco distante dopo aver pagato il conto e avevo incrociato il tuo viso con il cellulare attaccato all’orecchio. All’improvviso il tuo braccio che esultava mentre parlavi con gioia, mentre avevi gli occhi lucidi. Rimasi a guardarti, incuriosito da quello strano episodio di un anonimo giovedì. Terminata la telefonata dedicasti un urlo liberatorio al cielo e rispondesti al mio sorriso, poi chiamasti tua madre per darle la bella notizia: Ho preso il lavoro, comincio domani!                                                         

Eri un tumulto di emozioni, vitale, spontanea, mi piaceva essere spettatore della tua felicità. Tolsi gli occhiali da sole, mi avvicinai e mi complimentai, tenendoti per qualche secondo in più la mano. Non sapevo assolutamente niente di te, a parte che eri bellissima. Feci per andarmene, ma volevi un consiglio per una buona vineria in centro: volevi festeggiare. Capii che eri nella mia città solo di passaggio, capii perchè stavi pranzando a quel tavolo in fondo da sola, capii che ti trovavi in mezzo a tanti sconosciuti.  Le labbra grandi, il trucco leggero, la blusa bianca, il tailleur nero.    

Stamattina ho fatto un altro colloquio qui a Napoli, ma è stato inutile perchè già mi hanno preso a Torino. Riparto stasera.                                                                                                                                 

Finisco di lavorare alle 19. Se vuoi ti accompagno…                                                                                 

Direi che va bene, nel frattempo andrò a fare shopping. Mi lasci il tuo numero?

Se ti innamori di me potresti ripararmi dal freddo di questo autunno appena iniziato, ma probabilmente dovrò aspettare il calore dell’estate. Sono cresciuto ormai per i giochi di ruolo, per le relazioni dei “proviamo”, per i cruciverba delle emozioni. Non sono gli anni riportati sulla mia carta d’identità, ma il confine che sfioriamo ogni volta con la paura di viverci, con i giorni stesi fuori ad asciugarsi mentre le nuvole oscurano i raggi di una passione folle. Il mio sentimento dovrebbe essere un regno di cui esserne sovrano, ma se mi guardo adesso sembro un giullare di corte.

Ricordo ancora il nostro primo appuntamento, quello stesso giorno, poche ore dopo esserci conosciuti. Ordinammo una bottiglia di rosè, parlammo di noi e dei nostri passati, dei nostri film preferiti, dell’ultimo libro letto. Ordinammo una seconda bottiglia di rosè, parlammo di amore e di sesso, delle differenze dei nostri futuri, delle coincidenze. Eravamo colpevoli d’attrazione reciproca. Così non cenammo, sfamandoci dei nostri corpi, dando spettacolo coi nostri desideri. Congratulazioni. Per il lavoro, per il tuo corpo, per il tuo ansimare, per tutto il resto. 

Sei stato uno sballo anche poco fa, c’è ancora il sapore dei tuoi baci sulla lingua, l’impronta delle tue labbra sulla pelle. Ancora una volta stanotte ci siamo annusati, baciati, morsi, per un brandello di quello che potremmo essere. Un giorno capirai, adesso lasciami accarezzare ancora i tuoi capelli, lasciami sfiorare con le mani il tuo corpo nudo. Sei felice con me? Ti senti protetta? Ti piace il mio profumo? No, non svegliarti ancora. Non torniamo così presto alla realtà, alimenterebbe ancora una volta la cattiveria del mio karma. Io riesco a mantenere la calma, tu invece lasci andare via la rabbia. Bilanciamo i nostri umori, ma non i nostri destini. Non preoccuparti di quello che succederà, impara a sopportarlo. E nel frattempo sfoglia con battiti di ciglia le nostre immagini: tu che bevi il caffè con la mia maglia, io che assaggio la torta che mi hai preparato, noi che facciamo la doccia insieme. Un giorno metabolizzerai, ti ricrederai, e apprezzerai ancora di più tutto questo. Un amore borderline, che cambia i nostri giorni e toglie il sonno alle nostre notti. Ti ho promesso che sarei cambiato ma non ho capito come si fa, con te mi sento una persona diversa e una persona sbagliata allo stesso tempo. E più ti allontano e più sei ancora vicina, sotto queste lenzuola, dentro la mia testa,  nelle mie vene, davanti ai miei occhi.

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