That Night in Moscow

Il taxy mi lascia fuori l’ingresso del locale, sono al telefono con mio fratello e il mio italiano incuriosisce diverse ragazze che sono con me in fila. I miei amici sono già entrati, il loro volo non ha fatto ritardo come il mio. Faccio due passi e incrocio il tipo addetto alla selezione degli invitati, mi fa cenno di passare, lo ringrazio con uno squillante Spasibo e allargo le braccia per farmi perquisire dai suoi gorilla incravattati. Ho messo piede a Mosca da meno di tre ore e già sento che questa città mi piace. In ascensore sistemo il collo della camicia bianca, le maniche della giacca scura e il fazzoletto da taschino: è una di quelle sere in cui so di essermi vestito bene. Ci sono pochi ragazzi all’interno dell’Oblaka, il club è invaso da donne bellissime più alte di me, quindi impiego pochi minuti a individuare i miei compagni di serata. Stringo la mano a Andrea, abbraccio calorosamente Diego: il primo giro lo offro io.

Sorseggio il secondo Old Fashion e col gomito appoggiato al bancone del bar accendo una sigaretta. Lei mi si affianca nell’unico spazio libero,  la vedo ordinare un calice di vino bianco e meditare su quale scegliere tra quelli proposti dal bartender. In quel punto la musica è leggermente più bassa, riesco ad origliare le etichette del menu e mi permetto di consigliarle quella italiana. Mi sorride, dicendo che avrebbe scelto anche lei quella. Le chiedo se parla inglese, annuisce dicendo che conosce anche la mia lingua oltre quella del suo paese originario. Le tendo la mano, mi presento,  mi dice il suo nome, mi nutro dei suoi occhi chiari. Chiacchieriamo: è venuta qui a una cena di compleanno, ha la mia stessa età, è una web designer. E tu che ci fai nella mia città? Sono qui di passaggio per chiudere un affare, ma se potessi ti porterei anche domani all’altare. Flirtiamo: sguardi lunghi, mani che si sfiorano, parole all’orecchio. Perché vuoi il mio numero di telefono?  Perché se ti perdo non me lo perdonerei mai. Alle sue spalle le amiche la richiamano, ma pur di non separarci le invito a bere insieme a noi. Soltanto un altro drink, poi devo tornare al tavolo con loro. I miei amici conversano con le sue amiche, io continuo a guardarla come se fosse l’unica persona presente in quel locale. Domani sia io che lei lavoreremo tutto il giorno, ma riusciamo a impegnarci per una cena intorno alle 21.

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Il ristorante non dista molto dal mio hotel, si trova a Patriarch Ponds. La raggiungo a piedi, c’è una piacevole temperatura estiva e le strade sono piene di gente. Quando arrivo si alza per venirmi incontro, mi butta le braccia al collo e mi bacia sulla guancia. E io mi sento vivo. Il posto che ha scelto è cool, ha la cucina a vista e crea un’atmosfera distensiva, proprio come piace a me. Facciamo fuori mezzo chilo di carne e un litro di vino, ci facciamo portare il narghilè e due cocktails, fumiamo e flirtiamo senza freni, poi ci spostiamo negli altri bar adiacenti della zona. Due shot di vodka qui, pausa sigaretta, due shot di vodka là, pausa complimenti. Mi piace il modo in cui mi abbraccia teneramente e senza preavviso, appoggiandomi il mento sulla spalla e cospargendomi del buon odore della sua lunghissima chioma di capelli. Sono brillo, ma voglio ubriacarmi di lei. Ti piace camminare? Voglio mostrarti i posti più belli della mia città. Sì, puoi portami dove vuoi, ma tenendomi la mano. Camminiamo come due fidanzati, alternando passi e sorrisi, parole dolci e ricordi. Passiamo in un parco dove c’è un grande stagno, respiriamo la freschezza degli alberi, ci riposiamo per qualche minuto su una panchina, ci stringiamo tra sospiri carichi di meraviglia. Dove eravamo fino a ieri? Afferra la mia vita e stringila fino a farla tua per sempre.

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Mi perdo tra le luci di Manezhnaya Square, mi perdo tra i battiti delle sue ciglia. Sullo sfondo del Cremlino comincia a parlarmi di storia, di arte, di tradizione, e quella fortezza mi sembra ancora più suggestiva, perchè il suo passato è raccontato dalla sua voce sinuosa. Altri due passi e siamo al centro della Red Square, la piazza più grande di Mosca. Un soffio di vento nel silenzio della mezzanotte, pochissimi passanti intorno a noi, un selfie con la Cattedrale di San Basilio dietro di noi. Ho una sua foto, adesso posso dimostrare a tutti che esiste veramente. Continuiamo la nostra passeggiata romantica all’interno dei Giardini di Alessandro, la Luna è più visibile da questo lato e i suoi raggi la rendono meravigliosa. Mi spieghi cosa rappresenta la fiamma perpetua presente sulla Tomba del Milite Ignoto, un memoriale di guerra dedicato ai soldati sovietici caduti durante la seconda guerra mondiale. Noto che il fuoco illumina un’iscrizione in bronzo e le chiedo di tradurmela. Il tuo nome è sconosciuto, le tue gesta sono immortali. Annuisco, la guardo e penso che non potevo scegliere una guida turistica migliore di lei.

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Chissà perchè non ci siamo ancora baciati, forse aspettiamo di cogliere il momento perfetto tra tutti i momenti ideali che ci sono stati questa notte. Mi dice che vuole mostrarmi altri luoghi, che non importa se non dormità affatto prima di andare a lavoro domattina, che la stanchezza è irrilevante quando si sta bene. Io la seguo e respiro aria nuova, felice, serena. A poca distanza dalla zona del Cremlino raggiungiamo la chiesa ortodossa orientale più alta del mondo, la Cattedrale di Cristo Salvatore, una spettacolare edificio bianco con tetti dorati. Parliamo tanto, scherziamo, ridiamo. Ci troviamo su una delle rive del fiume Moscova,  ci affacciamo al ponte che troviamo sul nostro cammino: il panorama della metropoli notturna è una straordinaria cartolina luminosa, il profilo di lei in penombra è un miracolo di bellezza. Anche se sono le tre passate e domattina devo volare a San Pietroburgo per chiudere un’altra trattativa non ho sonno, ho solo fame di lei. Scorgo in lontananza un grattacielo più alto nel cielo e le chiedo informazioni. Quello è l’ultimo posto che ho intenzione di farti vedere.

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Spalanco con galanteria lo sportello del taxy per farla entrare, poi la raggiungo all’interno della vettura, accarezzandole una gamba durante il nostro tragitto verso la Torre della Federazione, il grattacielo più alto d’Europa. Quando arriviamo nel quartiere affaristico in cui è situato, le prime luci dell’alba colorano l’orizzonte e scaldano i nostri visi. Varchiamo l’ingresso di uno degli eleganti palazzi, di fronte la torre Ovest alta ben 374 metri, che sostiene un caratteristico orologio digitale. Questo posto dove stiamo andando è sempre aperto, ventiquattr’ore al giorno. Ti piacerà. L’ascensore comincia a salire, ci avviciniamo alle nuvole e al finale di questo nostro appuntamento. Il roof bar è elegante e accogliente, buio e riservato: prendiamo altri due drink e bagniamo ancora una volta le nostre anime di liquore e attrazione. All’esterno della terrazza ci siamo solo io, lei e il Sole, che riflette sugli spigoli vetrati del maestoso grattacielo, ora a pochi metri dalla nostra vista. Il nostro primo bacio meritava questa scena. E mentre la bacio penso al valore degli incontri, al coraggio degli approcci, alle pure combinazioni, alle affinità sconosciute, alla ricerca spasmodica di momenti come questi. Le sussurro frasi d’amore, schiaccio la fronte contro la sua, tocco i suoi zigomi con le labbra.

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La accompagno fino alla porta del suo appartamento, le tengo il viso tra le mani e mi emoziono davanti ai suoi occhi chiusi e tristi. La bacio, le prometto che tornerò e che faremo l’amore tutto il giorno. 

Non so ancora dirti quando e come, ma so dirti perchè: sei la dimostrazione che attendevo per tornare a sperare in qualcuna,  sei la prova della connessione magica tra menti diverse dal resto del mondo, sei la melodia che risuona nel pensieri muti. Non voglio perderti, ma devo arrendermi per il momento alla realtà. Anche se proverò a combatterla, a capovolgerla, a imbrogliarla pur di stare nuovamente insieme a te. Quattromila chilometri e quattro ore di volo. Parto, tornerò, ci guarirò. Aspettami, non innamorarti, credimi. Sarai la distanza che saprà di vicinanza.

 

 

 

 

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