Lowe (Low Emotion)

Ci siamo rincorsi come due bambini che giocano sulla spiaggia, instancabili e spensierati. Ci siamo sedotti come due stelle senza galassia, che una notte brillano ed altre cento restano a confondersi tra le altre. Scie luminose e silenziose. Abbiamo lasciato che il tempo bruciasse la nostra conoscenza, ma siamo ancora sporchi di cenere. Ho lasciato la tua foto attaccata al frigo, ma non ti ho mai chiamato. Ho preso informazioni su di te, ma non le ho mai approfondite. Cosa ci faccio a quest’ora della notte, lontano da casa, solo in questo bar? Aspetto te. Dimmi che questa volta resterai un giorno in più, spiegami perchè dici di volermi e poi scompari come un fantasma, baciami e questa volta fallo senza aver paura. Sono una radice sporgente dentro la tua mente su cui sei inciampata prima di addormentarti. Così hai cercato il mio numero in rubrica. E hai detto che eri in Italia. E hai sperato che non ti rispondessi. Invece io mi sono mosso come se non aspettassi altro che quel messaggio, pur non avendo tracce di te da più di un mese. Veloce, voglioso. Dal letto alla doccia, dalla doccia all’armadio, dalla porta di casa alla macchina, dalla macchina all’autostrada. Da Napoli a Roma. “Da solo” a “da te”. Fasi di un anonimo venerdì sera in cui tu sei diventata protagonista. Il motore dell’auto ancora caldo, le mani stranamente fredde. Fuori c’è la luna, dentro ho il sole.

interracial-hands

Riempio la bocca con un rhum scuro e ti vedo entrare con il sorriso di sempre, che mette in risalto gli zigomi alti e la forma orientale degli occhi. Mi hai evitato quando potevamo vederci, mi hai cercato quando ero impegnato, non mi hai risposto quando dovevi, e mi hai desiderato quando non ti volevo. Che stupidi, due orgogliosi che hanno giocato a nascondino con l’attrazione. Mi abbracci, mi accarezzi il polso, mi presenti il tuo silenzio come fogli bianchi su cui scrivere il nostro primo dialogo. Io ordino un altro rhum per te, e ho solo il coraggio di sospirarti una parola. Finalmente. Finalmente hai ammesso che non ti ho mai mentito, finalmente ti ho potuto dimostrare che vali ogni follia che ho fatto, finalmente hai pesato tutti i miei gesti e hai capito che ho sempre desiderato te, soltanto te. Ma ci hai messo troppo, e questo è il rammarico che annebbia la scena intorno a noi,  proprio mentre assaporo le tue labbra dischiuse e la tua lingua umida d’alcol. Dovrei odiarti, e invece mi batte il cuore dall’emozione. Spostiamoci in un’altra vita, ti va? Ti porteró nella mia città e ti mostreró i posti che ti ho sempre descritto. Ti lasceró portare a spasso il mio cane e ti faró prendere in braccio mia nipote. Faremo l’amore sotto le coperte mentre fuori piove, e ti porteró la colazione a letto ogni domenica. Viaggeremo insieme, carte d’imbarco, bagagli a mano, posti vicini.  Vorró vedere dove sei nata, e conoscere le strade del tuo quartiere. Mi presenterai la tua famiglia, mi racconterai la tua infanzia e le abitudini della tua nazione. Assaggerò i piatti tipici di quel continente, sarai tu a consigliarmi cosa scegliere dal menu, e divideremo tutto quello che ordineremo. Le nostre professioni si bilanceranno, i nostri guadagni raddoppieranno, come la fiducia e la felicità. Fanculo, è tardi, e tu forse già lo sai. Vuoi rimescolare le carte della mia vita proprio ora che ho quelle vincenti? Non posso barare a questo giro, sono costretto a dirti no. E mi costerà, credimi, perchè già so che domani sarò completamente stravolto da tutto quello che tra poco lascerai sulla mia pelle. Perchè non ti sei decisa prima? Perchè non sei venuta quella sera? Perché non hai più preso quell’aereo? Forse perchè il nostro destino ci aveva riservato soltanto questo. Una notte insieme, due corpi caldi, tre pensieri che si prendono a pugni (sì, no, non lo so), quattro mani che si toccano, cinque dita che si incrociano. Se potessi fuggirei con te e ridisegnerei ogni angolo delle mie giornate con gli spazi giusti per incastrarci anche le tue. Avevi la possibilità di avermi e l’hai lasciata andare via. Perché non c’era amore, soltanto un’emozione troppo bassa per portarci in alto. Tu sei stata un ciclone, devastante. Materie impazzite, venti, acque, sabbie, polveri che mi hanno investito, accecandomi, mettendo scompiglio intorno, portandosi via passione e sentimenti. La tua esibizione puntuale, rara ma energica. Sono pochissime le volte che ti ho visto negli ultimi anni, eppure potrei disegnare il tuo profilo ad occhi chiusi e riconoscere il tuo profumo tra la folla. Ma il tempo è ciclico, e questo presente non sarà futuro. Sì, volevo te, ma ora non più. E so di non deluderti se esco dalla porta di servizio del tuo cuore, perché quella principale non so neanche dove si trova. Non me l’hai mai indicata.

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