J.Cole, il predestinato allievo di Jay-Z

Jermaine Lamarr Cole, classe 1985, radici tedesche, rapper atipico, scrittore di testi, ne ha fatta di gavetta prima di diventare l’artista che è oggi. Lascia la Germania dopo una dolorosa separazione dal padre,  e si trasferisce all’età di 8 anni nel North Carolina con la madre, la zia e il cugino. Comincia a fare rap a 12 anni, annotando le parole su un diario che portava sempre con sè, e a comporre basi musicali a 15 anni con la Roland TR-808 regalatagli dalla madre. Si appassiona al basket e si innamora sempre più della musica, tanto da seguire lezioni di chitarra dal famoso artista Mark Elbert, e a 17 anni col soprannome “The Therapist” comincia a postare alcune sue tracce sul web. Tenta di autopromuoversi nel settembre 2007, aspettando Jay-Z sotto la pioggia per circa 3 ore fuori il suo studio di registrazione Roc the Mic, con l’intenzione di fargli ascoltare la demo intitolata “On Top of The World”.  Quando Jay-Z esce dalla sua Rolls Royce Phantom nera, riparato da un elegante ombrello, e il giovane Cole gli offre il cd da ascoltare, si sente rispondere seccamente : “No Man. I don’t want this!“. Jermaine non si perde d’animo: si laurea con il massimo dei voti e con lode alla St. John’s University di New York, aggiunge al suo repertorio la qualifica di produttore discografico, e pubblica il suo primo mixtape, “The Come Up“.

jcole-jayzLe fatiche del 22enne non passano inosservate, e il destino ci mette lo zampino: è proprio la casa di produzione Roc Nation di Jay-Z a contattarlo per un provino! Durante quell’incontro ufficiale con Mister Carter, Cole presenta la traccia inedita “Lights Please“, e convince il produttore ad offrigli un contratto con l’etichetta tanto desiderata. Dopo la firma, la sua notorietà cresce nel 2009 con la pubblicazione del suo secondo mixtape “The Worm Up“, e il featuring nella traccia “A Star is Born”, presente nell’album “The Blueprint 3” di Jay-Z, diventato ormai suo mentore. Nel 2010 registra il suo video di debutto col brano “Who Dat“, e lancia il suo terzo mixtape ” Friday Night Lights“. Nel 2011 la svolta definitiva con il suo primo album “Cole World: Sideline Story“, titolo che andava a sottolineare come Cole avesse passato gran parte degli ultimi anni ai margini del campo (sideline), pronto ad esordire nella musica che conta. Il suo primo singolo “Work Out“, e il successivo “Can’t Get Enough” con Trey Songz, il cui video viene girato alle Barbados con un piccolo cameo di Rihanna, diventano le hits più trasmesse dalle radio. L’album ottiene un immediato riscontro positivo in termini di vendita, debuttando al numero uno della classifica Billboard 200, la graduatoria di riferimento per le vendite di album negli Stati Uniti, con ben 218mila copie vendute nelle prime settimane. Poco dopo esce il suo terzo singolo estratto,  “Nobody’s Perfect” con Missy Elliot, e l’album raggiunge il traguardo delle 500mila copie vendute, diventando Disco D’Oro. Con “Cole World: Sideline Story” l’artista riesce subito a distinguersi nelle lyrics, parlando di esperienza di vite normali, talvolta drammatiche, di relazioni, di sogni, di alti e di bassi, e nel sound, con la presenza del pianoforte e della chitarra jazz, che vanno ad arricchire le basi rap della batteria. Nel 2013 pubblica il suo secondo album, “Born Sinner“, con la data di lancio coincidente a quella dell’album “Yeezus” di Kanye West, già affermatissimo nel panorama mondiale. Peccato di presunzione? Non direi. Anticipato dalla traccia capolavoro “Power Trip” con l’amico Miguel, il nuovo lavoro di J. vende 297mila copie, e si piazza secondo nella classifica BillBoard 200, dietro all’album di West. Alla fine le copie vendute diventano 599mila, con l’uscita di altri tre singoli. “Born Sinner” permette alla critica di apprezzare il coraggio di un ragazzo che si è fatto da solo, stupisce con il suo hip hop stilisticamente ricercato, che ospita un sintonia soul e dei beats originali, che mescola testi tormentati ad assoli di chitarra.

Cresciuto nel mito di Tupac, che come lui raccontava storie nei testi, Cole è riuscito ad emergere rapidamente perché in questi anni non ha puntato tutto sui soliti stereotipi dell’hip hop (macchine costose, abiti firmati e soldi), che sono finiti per stancare gli amanti del genere. Certo, anche lui strizza l’occhio ai topics del suo genere musicale, parlando dell’impossibilità di vivere serenamente la monogamia e la notorietà, ma lo fa alternando saggiamente moralismo e spacconeria. Oggi quindi è riconosciuto come un artista versatile, degno rappresentate del “sad hip hop” insieme ai colleghi Drake e Kendrick Lamar, con i quali infatti ha siglato delle collaborazioni negli ottimi brani “In The Morning” e “Forbidden Fruit“. J. Cole non viene dal ghetto, non ha tatuaggi, ha un ottima preparazione musicale e ha sempre preferito il feedback dei propri fans al numero di copie vendute. Ne è stata un chiaro esempio la strategia di marketing per il suo nuovo album in uscita: un comunicato sulla sua pagina Facebook.

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<<Come va? Il mio nuovo disco è finito. Si chiama 2014 “Forest Hills Drive” e per me ha davvero un significato speciale. Sarà possibile acquistarlo ovunque, dal 9 Dicembre. Questa volta non rilascerò nessun singolo, solamente il disco. Ci vediamo tra 3 settimane. Grazie per il vostro amore e per il vostro supporto.>>

2014 Forest Hills, oltre a dare il titolo all’album  è l’indirizzo della casa d’infanzia di J.Cole in North Carolina. Insieme a questo annuncio, l’artista ha pubblicato un video lungo 7 minuti che parla del “making of” del suo nuovo prodotto discografico. Welcome Back J.

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